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Cara Democrazia,

Cara Democrazia,
è arrivata la bella stagione, forse.
Hai avuto da fare in questi ultimi diciotto mesi; tutti ti hanno invocato, hanno provato a spiegare come ti vedono, come dovresti metterti al passo coi tempi.   
Poi, come al solito, mentre gli altri erano intenti a dire cosa avresti dovuto fare, tu hai fatto il tuo lavoro e nessuno può lamentarsi. Quello che ti si chiedeva l’hai fatto con molta naturalezza e senza troppo curarti di tutte le critiche e dei tiri mancini che qualcuno ti ha giocato.
Se poi penso alle tue sorelle, tu sei tra quelle che più hanno sofferto. Ma sei anche tra le più belle perché sempre le cose più sofferte sono quelle più belle.
E come posso dimenticare, tutto quello che hai passato per venire alla luce?
E come posso dimenticare tutte le volte che ti hanno deriso, umiliato, minacciato?
Strano paese, il nostro. Ma è un paese a cui entrambi vogliamo un gran bene. 
Forse per questo sei accomodante per natura e così (onni-)comprensiva che t’invidio: io tutta ‘sta tolleranza non ce l’avrei avuta.
E’ proprio per questo che ti scrivo.
Democrazia, sei stata troppo buona,‘sta volta.
Non possiamo lasciare che ti cambino il Documento, che tu perda una parte così importante della tua forza, della tua autonomia.
Tutti si riempiono la bocca di te, della tua storia, ma poi provano a fare senza di te. Io lo so che tu “guardi e passi”, che tanto poi, tutti devono tornare da te per dare un senso alle loro vite e, alcuni, anche al loro potere.
Ed è solo per il bene che proviamo tutti e due verso questo paese che te lo chiedo: ti prego, stavolta lasciati aiutare.
Non farti limitare, noi ti aiuteremo, votando il fatidico “NO” del vero tifoso,
perché più stai larga e più stai comoda e meglio è per tutti noi.
Però intendiamoci. Dopo questa prova, (che vinceremo insieme, stai tranquilla) dobbiamo darci da fare insieme. A volte sei troppo silenziosa e poco critica. Così le persone, dopo poco, si abituano a te e cominciano a comportarsi come se fossi un dato acquisito. Insomma, la gente fa il callo alla sua libertà ed è triste perché è come fare il callo al cuore e non essere più capaci d’innamorarsi.
Restiamo così, ci vediamo tra il 25 e il 26, diciamo “NO”( così ti abitui ad essere anche un po’ più ferma) al cambio della tua carta d’identità, e poi, davanti ad un aperitivo, invece di ricordare i tempi della tua giovinezza facciamo il piano per il prossimo anno.
OK?
Saluti.

I ragazzi di un Master chiamato MrPol

Pubblicato il 15/6/2006 alle 17.38 nella rubrica Diario.

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